Plastica nei mari, un’autentica minaccia

plastica nei mari

La plastica nei mari è un’autentica minaccia. Purtroppo, oltre ad essere una grande opportunità di sviluppo, rappresenta anche un problema grave. In particolare sono le nostre acque ad essere minacciate da questo materiale. Secondo i dati forniti dal WWF ogni giorno sulle coste del Mar Mediterraneo si accumulano oltre cinque chili di plastica per ogni chilometro di litorale. E vi finiscono 570mila tonnellate all’anno, pari a 33.800 bottigliette di plastica. Essendo un bacino quasi chiuso, le correnti fanno «ritornare indietro» ciò con cui inquiniamo.

Plastica nei mari e… microplastica

Inoltre l’inquinamento peggiore è quello invisibile, ossia la microplastica: il Mediterraneo ha solo l’1% delle acque mondiali, ma contiene il 7% della microplastica marina. Oggi si producono 396 milioni di tonnellate di plastica all’anno, 53 kg per ogni abitante del pianeta. Solo poco più del 20% della plastica è stato riciclato o incenerito, molta ha terminato la propria vita in mare: sono presenti oltre 150 milioni di tonnellate di plastica negli oceani (e crescono di 10 milioni l’anno). Uccelli, pesci, balene, tartarughe: un milione e mezzo di animali, ogni anno, sono vittime di rifiuti di plastica scaricati negli oceani.

Lo studio dell’Università di Newcastle

E il problema è destinato a peggiorare, tant’è che l’ONU ha definito l’inquinamento da plastica il più pericoloso in assoluto: se non si interromperà lo sversamento dei rifiuti di plastica, entro il 2050 si stima che negli oceani ci saranno più plastiche che pesci. Tutta questa plastica raggiunge anche noi: secondo l’Università di Newcastle ogni persona potrebbe ingerire in media cinque grammi di plastica a settimana, l’equivalente di una carta di credito, e non si conoscono ancora i risvolti per la nostra salute, ma certamente non sono positivi. L’acqua del rubinetto e quella nelle bottiglie di plastica, il sale e la birra risultano essere gli alimenti più contaminati dalle micro-plastiche.